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La strategia Europea di Lisbona ha dato il via ad una inversione di tendenza, ossia il passaggio dalle politiche passive (welfare state), alle politiche attive del lavoro
Dopo il workfare, si approda al Leranfare ed il Welfare State diventa un sistema, non solo antiquato, ma non più ad esclusivo appannaggio dei Governi di sinistra.
L’evoluzione dei Social Networks comporterà l’ immissione diretta delle nuove generazioni in un sistema integrato di grande portata.
Le migliori intenzioni non sono quasi mai il frutto delle mediazioni politiche. Se questo fosse vero, allora i Governi dovrebbero solo mediare, perché incapaci di Governare.Ecco che le aspettative impraticabili ( e mi riferisco a finanziarie-miraggio).
G20, da Washington a Strasburgo Il Parlamento ha dibattuto della crisi finanziaria ed economica alla luce del vertice di Washington del G20.

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G2009 ...INCONTRO DI "PRINCìPI"!

23.32 Reporter: LUISELLA ONGARO 0 Responses
Oggi, gli Otto paesi più industrializzati - Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone e Russia – hanno avviato il loro incontro, nella città colpita dal terremoto del 6 aprile, partendo proprio dallo stato di salute dell'economia.

Nell'incontro dello scorso anno in Giappone i problemi circa lo stato etico - finanziario internazionale dell'economia globale, sono stati fortemente sottostimati.

Aquila 2009: ''Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto”.
L'impatto della crisi economica sui mercato del lavoro può minare la stabilità sociale. Buone politiche macroeconomiche devono essere collegate a politiche sociali e dell'occupazione, che riducono la disoccupazione, rendono possibile un rapido rientro sul mercato del lavoro e impediscono l'esclusione sociale.

Azioni che devono puntare ''alla promozione di politiche attive del mercato del lavoro''; ''a mantenere il sostegno al reddito per i disoccupati''; ad ''assicurare la sostenibilità e l'efficacia dei sistemi di protezione sociale''.

Caritas in veritate. E' il testo presentato ieri in Vaticano, con il quale la Chiesa invade un territorio “esclusivo”.
L’Enciclica porta l’attenzione su «i grandi principi che si rivelano indispensabili per costruire lo sviluppo umano dei prossimi anni».
Tra questi, in primo luogo, «L’attenzione alla vita dell’uomo; il rispetto del diritto alla libertà religiosa; il rigetto di una visione prometeica dell’essere umano, che lo ritenga assoluto artefice del proprio destino».
Parlando di «emergenze mondiali» Benedetto XVI, ha detto che «è urgente richiamare l’attenzione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, che investe una parte considerevole dell’umanità». Un dramma da affrontare «con decisione» eliminandone le cause strutturali e «promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri». Una «via solidaristica allo sviluppo dei Paesi più poveri che aiuterà ad elaborare un progetto di soluzione della crisi globale in atto».

La Chiesa approda negli affari complessi della politica internazionale con un’analisi antropologica del sistema economico globale. La sfida, a mio avviso, si ravvisa sul lato comunicativo.
Ciò che funge da catalizzatore all’incalzare di responsabilità sempre più evidenti, come la necessità di sviluppare tecnologie per un’energia pulita e la necessità di porre rimedio ad una povertà manipolata, non è un incontro d’èlite, che si basa su dichiarazioni di principio.



Per Benedetto XVI, programmare «uno sviluppo non viziato dalle disfunzioni e distorsioni oggi ampiamente presenti», esige da parte di tutti «una seria riflessione sul senso stesso dell’economia e sulle sue finalità. L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento. La regola non può essere il solo profitto. Serve recuperare il principio di gratuità e della logica del dono nell’economia di mercato».

Chi avrà il coraggio di analizzare “la logica del dono” in una logica di mercato globale "individualista"?
Eppure bisogna trovare il coraggio di superare, non solo l’econometria, ma anche la scienza economica. Uscire dagli schemi conosciuti, per ricreare altri schemi.

Muhammad Yunus ha fatto sua una regola su tutte: la solidarietà, che non educa alla carità, al paternariato, ma ad un'economia della domanda responsabile, tale da immettere un paese in via di sviluppo nei sistemi complessi della globalizzazione.

Yunus è un premio nobel per la pace, non è stato riconosciuto come economista tra i banchieri.

Muhammad Yunus ha creato la Grameen Bank, la prima banca al mondo specializzata nel microcredito.
Sistema grazie al quale finora 100 milioni di poveri (nel sud est asiatico, in America Latina e in Africa) hanno potuto aver accesso al credito. Si stima che a oggi siano stati prestati circa 6 miliardi di dollari, con un tasso di restituzione di circa il 98%.
euronews: “Negli ultimi 15 anni il Bangladesh ha registrato una crescita di circa il 5%. Per la Banca Mondiale rientra nel trend normale dovuto alla liberalizzazione degli scambi commerciali. Non ha fatto alcun cenno al microcredito. Perché? Pensa che il suo sistema sia sottovalutato”.
Mohammad Yunus: “Il calcolo del Pil non prende in considerazione i settori in espansione. Il microcredito è una nuova attività e non è preso in conto per il calcolo del Pil, come invece dovrebbe”.
euronews: “Le differenze culturali possono influenzare lo sviluppo economico?”
Mohammad Yunus: “Possono essere una barriera per lo sviluppo culturale. Ma lo sviluppo economico è un processo di cambiamento, che porta a modificare la cultura stessa. Voglio dire, la cultura è qualcosa che si adatta . Non è una fattore statico ma dinamico”.
euronews: “Parlando della Politica agricola comune lei è stato piuttosto critico. Cosa propone per cambiarla?”
Mohammed Yunus: “Abolirei i sussidi, liberalizzerei il mercato agricolo così che possano arrivare in Europa i prodotti dei paesi in via di sviluppo. Fatto che aiuterebbe quest’ultimi a concentrare molte delle proprie risorse sull’agricolutra”.
euronews: “Perché pensa di aver vinto il Premio Nobel per la Pace e non quello per l’Economia?”
Mohammad Yunus: “Negli ultimi 14, 15 anni hanno continuato a dirmi che avrei vinto il premio Nobel. Alcuni mi dicevano il Nobél per la Pace altri per l’economia. Quando nel 2006 mi dissero che era il Nobel per la Pace sono rimasto molto contento. La Pace nel mondo interessa tutti e tocca tutti da vicino. È un messaggio forte. La Pace è strettamente legata alla povertà, quest’ultima è una minaccia alla pace. Non possiamo pensarla solo in termini militari , di assenza di conflitti. La pace è molto più che questo. È la nostra vita quotidiana. E il fatto che il premio sia stato dato a me, alla Grameen Bank, sottolinea quest’aspetto, che bisogna fare molta attenzione alla povertà”.
Uscire dagli schemi imposti dalla “diplomazia” significa saper affrontare i cambiamenti ("al di là delle foto di gruppo").


Continua...



ITALIA FUTURA

16.14 Reporter: LUISELLA ONGARO 0 Responses


POSTO QUESTA NOTIZIA PER CAPTARE L'ATTENZIONE DI TUTTI COLORO CHE HANNO UN'IDEA E SONO ALLA RICERCA DI UNO SPONSOR.
LE IDEE HANNO UN VALORE!

"..CHE OGNUNO POSSA ESPRIMERE LA PROPRIA INNOVAZIONE E DIMOSTRARE LE PROPRIE CAPACITA' CON UN SANO IDEALISMO DI FONDO, CHE DIVENTERÀ' SANO OPPORTUNISMO COL TRASCORRERE DEL TEMPO, PERCHÉ LE IDEE HANNO PUR SEMPRE UN VALORE!". (New Elite's Tribune)


In campo! Nasce «Italia futura», «pensatoio» di Montezemolo. «Ho deciso di aiutare un gruppo di giovani economisti e ricercatori in un “think tank” un po’ all’americana. Fuori dall’ottica e dalle logiche dei partiti della politica, che è sempre così invadente». Un pensatoio che dovrebbe «cercare di studiare - continua il presidente della Ferrari - dove vogliamo essere tra cinque anni. Una grande spinta a porci degli obiettivi che non sono né di destra né di sinistra».
Le indiscrezioni sul web e non solo parlano di un vero partito di area moderata, di un nuovo centro «illuminato». Di certo tra i promotori del movimento c’è Carlo Calenda, ex braccio destro di Montezemolo in Confindustria e alla Ferrari. Per ora «Italia Futura» ha un logo e una definizione ufficiale di «luogo di ideazione civile, politica ed economica, libero dagli ideologismi» e di «strumento di mobilitazione dell’opinione pubblica».

Italia Futura nasce dall'incontro tra alcuni protagonisti della vita pubblica italiana (Luca Cordero di Montezemolo, Corrado Passera e Andrea Riccardi) e un gruppo di giovani esponenti del mondo dell'università, della cultura, delle professioni e dell'economia.

È un’associazione nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del paese, andando finalmente oltre le patologie di una transizione politica infinita e ripetitiva.

È uno strumento di mobilitazione libero, agile e trasparente che vuole dar voce a chi non si rassegna a contribuire alla vita pubblica solo il giorno delle elezioni.

Vogliamo concorrere a superare il ritardo che l’Italia sta accumulando ogni giorno nei confronti dei principali paesi europei. Un ritardo che non si misura solo negli indicatori economici, ma soprattutto nella difficoltà della politica a disegnare un futuro per il paese.
È una cassa di risonanza per le idee, i progetti e gli scenari che possono nascere dalla conoscenza dei problemi reali e dalla passione civile di singoli cittadini e di altre realtà associative.

Vogliamo ascoltare e promuovere le idee migliori, sostenere e moltiplicare i progetti più innovativi, facendone il perno delle nostre campagne di mobilitazione pubblica.

Vogliamo trasformare le idee in risposte, sollecitando una politica troppo sorda a reagire alla libera creatività delle competenze e della società civile.

Vogliamo concorrere a superare il ritardo che l’Italia sta accumulando ogni giorno nei confronti dei principali paesi europei. Un ritardo che non si misura solo negli indicatori economici, ma soprattutto nella difficoltà della politica a disegnare un futuro per il paese.

Perché se è vero che l’uomo è per sua natura un animale politico, dalle nostre parti quell’animale si aggira in libertà.




Continua...



DEFLAZIONE, FORMAZIONE E GREEN ECONOMY ..

18.05 Reporter: LUISELLA ONGARO 0 Responses
IL SOLE 24ORE (26 GIUGNO 2009).
L'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) stima che la disoccupazione nei paesi del G-8 rischia di raddoppiare entro la fine del 2010. I mercati del lavoro sono nel pieno della crisi, in particolare i tassi di disoccupazione giovanile superano il 20% in molti Paesi del G8 e c'è il rischio che un'intera generazione sia condannata.
I sindacati internazionali sollecitano i governi a combattere il rischio di deflazione salariale, a invertire la crescita della disuguaglianza con l'estensione della contrattazione collettiva, fornendo un sostegno al reddito con l'ampliamento dei sussidi di disoccupazione.
Le aziende colpite da difficoltà creditizie temporanee vanno aiutate con politiche di sostegno dei regimi di orario di lavoro breve, in risposta alle cadute temporanee della domanda e delle vendite. La proposta è quella di ridurre il numero delle ore, invece, di tagliare il numero dei lavoratori.

Affrontare il problema del precariato, che sta colpendo un numero crescente di lavoratori, in particolare le donne.
Contro al crisi la ricetta delle Unions passa anche per lo sviluppo degli investimenti di "green economy", (economia verde), perchè con un "Green new deal" si potranno creare molti posti di lavoro. I sindacati chiedono di sedersi al tavolo del G8 perchè «i lavoratori che rappresentiamo non hanno fiducia che questi governi e bancheri faranno bene».
Secondo Emma Marcegaglia «per un modello sostenibile di crescita bisogna sviluppare i percorsi di formazione orientati alle esigenze del mondo produttivo».


Se è vero che dovremo affrontare un lungo periodo di deflazione, non riesco a capire come si possano affrontare anche ulteriori percorsi formativi.
Il problema del mercato del lavoro è quello di non riuscire ad assorbire le nuove leve, sebbene che formate a "caro prezzo".

La green economy è realmente un'opportunità, come anche tutto il settore del turismo, ne ho parlato circa un anno fa, ma senza risultati, perchè mi è apparso all'improvviso lo spettro dell'avidità di mercato, un fattore del sistema fin troppo ignorato, che blocca l'ingranaggio produttivo, insomma: c'è chi decide di che cosa il consumatore ha bisogno, in quale quantità e qualità e soprattutto quando. Il sistema, in questo momento storico, deve pensare a reagire senza occlusioni, anche correndo il rischio di creare confusione "di mercato". Perchè il problema su cui riflettere è il debito pubblico e non come veicolare l'impresa italiana dentro il microsistema, e fino a quando non si avrà il controllo degli aggregati di macroeconomia. Concentriamoci sulla Politica Economica.

Tornando alla deflazione.
La deflazione non è la riduzione del prezzo del pane e della pasta, è la riduzione di tutti i prezzi, compreso quello del lavoro e questo porta ad una disincentivazione dell'attività economica in generale .

Ben vengano le manovre di detassazione, ma teniamo a mente la supply side economics, cercando così di evitare una eventuale spesa pubblica al rialzo, altrimenti non si avranno benefici nel lungo periodo e credo nemmeno nel breve, ossia tutto rimarrà immobile, se gli introiti della politica economica anticipata da Tremonti non verranno investiti in commesse e sviluppo innovativo. (Tali da evitare tragedie come quella di Viareggio, che rimanda esattamente ad un idea di sviluppo insufficiente in Italia, non degna certo di un paese moderno).
Così come le nuove generazioni non troveranno giovamenti occupazionali, non si avranno quelle riforme tanto invocate, ci sarà un ulteriore blocco ( senza poter anticipare di quale specie ).

Il circolo diventa vizioso, mentre la soluzione è lì, a portata di tutti, fin troppo evidente, prende il nome di taglio netto alla spesa pubblica, oppure porta il titolo di un film vecchissimo: "impoverirsi per salvare l'insalvabile"!

Continua...



CHI VOGLIAMO ESSERE !?

10.35 Reporter: LUISELLA ONGARO 0 Responses


Un breve cenno sulle vicende che occupano l’attenzione di ognuno, con disdegno nel mio caso! Scrivo poche righe, cercando di essere più DONNA NEL MONDO, che donna di mondo!

Che cosa possiamo chiedere alla politica, se non di onorare modelli di comportamento coerenti , per accompagnare progetti di vita di alto valore personale?

La domanda appare di una ingenuità sconcertante, eppure ha un fondamento nobile, che riconosce nel “maestro di bottega”, colui che conserva, affinché le generazioni future possano camminare su orme di Storia.

Invece, il nuovismo culturale, propinato a modello e nell’etichetta di una struttura sociale altisonante, è diretto a creare la cultura dell’ammirazione, della subalternità, della sudditanza, del rispetto, quasi timore, per chi riesce ad avere le escort più belle, o quelle più giovani, o sotto i 10 anni di età! Sconcertante? No!

Forse, è più sconcertante notare come la repulsione spesso diventa l’altra faccia dell’inconfessabile! E l’apatia etica, che seguirà alla morale cattolica di queste ore, porterà in in una sola direzione, quella dell'inconfessabile di tutti i proseliti di una oligarchia scellerata vittima degli eccessi.

Del giudizio, del contro-culto, del conflitto di “interessi”, francamente ne siamo stanchi! Della retorica, che mette in vendita i figli, disgustati!

Di che cosa l’occidente ha bisogno e per assurdo?

Il vecchio continente e l'occidente, hanno bisogno di una figura femminile consapevole delle sua potenzialità, complice per evitare gli eccessi della società, libera dalla schiavitù del potere, madre co-responsabile di un futuro da costruire a nuovo modello.

Invece, seguendo falsi “miti” maschili, cercando di creare egoisticamente o di trattenere avidamente, per facilitare l’ascesa alle proprie figlie, per vendicare le ferite dell’anima provocate dai loro mariti; ecco che, molte donne sono diventate esseri più sgradevoli degli uomini che hanno scelto! Altre sono diventate "combattenti", per dimostrare la loro "non colpevolezza", e per difendere il cognome che portano i figli.

"Io sono una donna, io costruisco me stessa in quanto donna, attraverso la mia sessualità". Facendo leva sul loro appello alla specificità sessuale come punto di partenza del processo di costruzione di sé, Touraine individua nelle donne le protagoniste della rivoluzione culturale, dominata dal "soggetto". Nello spazio liminare in cui è stata confinata dall'uomo, estraneo all'agone politico e alle tensioni sociali, la donna ha plasmato un modello di conciliazione di quegli opposti che l'universo maschile, da un lato, e il femminismo, dall'altro, avevano giudicato irriducibili: corpo e mente, privato e pubblico, religione e laicità, e, soprattutto, donne e uomini. Lo scontro tra determinismi e poteri sociali, da una parte, e rivendicazione del diritto ad avere diritti, dall'altra. (TOURAINE ALAIN, IL MONDO E' DELLE DONNE)


Continua...