martedì 19 agosto 2008

UNA MEDAGLIA OLIMPICA.

L’inno nazionale, per qualsiasi atleta, di qualsiasi nazione, trasmette la consapevolezza di un’identità.

Non possiamo esistere, senza un’identità.

Le olimpiadi esprimono l’orgoglio di far parte di uno Stato, di una bandiera, di una federazione, di una squadra. E le emozioni che un atleta prova, sopra un podio, si confondono e fondono allo stesso tempo. Passione e “bandiera”, fanno battere all’unisono il cuore.

Tutti quelli che non hanno mai fatto sport, non possono capire la commozione liberatoria di un “patriota valoroso”.

Ma i capi di Stato comprendono bene, quanto sia importante l’identità di una medaglia.

Per essere dei vincenti, bisogna lottare; combattere, prima di tutto, contro se stessi. Misurarsi con i propri limiti fisici, emotivi, d’equilibrio psicologico, ecc. Contrastare le qualità che, si riconoscono nell’avversario-amico. Tutto ciò, facendo degli enormi sacrifici. Solo così si diventa un’atleta!

Determinazione, caparbietà, concentrazione, e ancora… determinazione, caparbietà, concentrazione…e ancora…, senza mai cedere allo sconforto di errori non prevedibili o di cedimenti momentanei o peggio ancora di una sconfitta, sempre inaccettabile.

Tutti gli atleti gareggiano per vincere. Non è presunzione, ma una forma di “energia”, che stimola la forza di volontà. Un doping naturale ed incontestabile.

In questi giorni, il marketing comunicativo ha spostato l’attenzione verso il business, dimenticando lo sport. Riducendo tutto alla materialità. Non sarà mai questo il motore di un atleta; almeno, mai in piena olimpiade!

La preparazione, alla ricerca di una perfezione, impossibile da “fermare” nel tempo e nei modi, è da considerarsi una consacrazione di un vortice di passioni. Questo… è racchiuso in una medaglia, di valore inestimabile, sia per l’atleta, che per lo Stato da lui rappresentato.

E’ irriverente accostare una "medaglia olimpica" ai recenti fatti disumani che riempiono le cronache.

Ahimè, la “vita” dà quanto toglie e viceversa, in modi e forme diverse!

Lo sport è un altro tipo di formazione alla vita e ha bisogno di sponsor nelle scuole primarie e di strutture idonee a praticarlo.


lunedì 21 luglio 2008

IL DITO E LA LUNA

Come poter decidere cosa trattenere al centro della scena e non cadere in recite da teatrino dell’indolenza?

La politica della sicurezza è un punto del programma di Governo che necessita, tutt’ora, di un migliore confronto.

Il dibattito, tra le forze politiche ed i cittadini che vivono il territorio, poteva dare maggiore affidabilità internazionale e nazionale alle scelte di questa maggioranza. Atteso che tali indirizzi, sono necessari e necessitati dalle variazioni dei vari scenari socio-economici, che tutta l’Europa sta subendo!

Sarebbe stato sufficiente spiegare agli elettori che, le comunità nomadi abbisognano di essere inserite nel nostro territorio, senza, per questo, limitare il modo di gestione della loro esistenza. Nulla altro!

Questo è un esempio che l’attualità dei dibattiti m’impone e che utilizzo volentieri per capire il tentativo, spero tutto estivo, di abbassare la soglia della tollerabilità.

In Italia ci si sta abituando a tutto! Lungo la via, però, stiamo dimenticando, costumi, moralità, etica.

In una classifica dei Paesi “virtuosi”, l’Italia è di poco sopra la Nigeria.

Il dialogo non deve essere rappresentato come un mito, né deve essere enfatizzato per pretendere un clima sublime, un clima da “costituente”.

Sta di fatto che il nostro paese è stato privato di una vera opposizione. La sinistra è stata espulsa anche dal lessico. I congressi sono dipinti come dei ring boxes a scommesse.

In questo contesto, si stanno scatenando dei temporali estivi dannosi. La competizione, in assenza di opposizione, poggia sulle stesse questioni. Ora tocca al federalismo fiscale!


lunedì 14 luglio 2008

IL MAESTRO DI BOTTEGA

Non amo particolarmente vantare le mie fortune. Mi sento parte, però, di una società sprovvista di maestri. Poter avere una guida sincera mi rende molto ricca. Questa è la fortuna che, pian piano, sta rendendo la mia persona gratificata.

Il Maestro di Bottega è un libro che ho letto con piacere, per due motivi: per capire dove il mio maestro voleva correggermi e per stima nei confronti degli autori, che attraverso di lui mi hanno “incontrata”.

E’ un libro che consiglierò di adottare. Una lettura perfetta, nella forma e ricca di spunti di riflessione.

Il sistema economico ha bisogno d’essere rimodulato, proprio perché non esiste più l’informazione esclusiva. La non esclusività ha creato una democrazia sociale alla quale nessuno dà la giusta importanza e che, per questo deve essere spiegata ai ragazzi.

L’autonomia, nata dalla tecnologia dell’informazione, ha determinato la nascita della precarietà, ma questo concetto non è ancora accettato.

Là dove la precarietà sarà vista come un’opportunità, si potrà tendere allo sviluppo di una “new elite”, che supera l’individualità. Questo è il primo passo verso un’eccellenza produttiva del “sistema”.

Ringrazio Giacomo Bucci per l'omaggio gradito.

mercoledì 25 giugno 2008

La riorganizzazione delle Politiche Attive del Lavoro 2

29 aprile 2008
Comunicato stampa della Provincia di Treviso.

Viene presentata in Provincia, l’indagine "I giovani e il lavoro tra difficoltà, paure e certezze".
Indagine realizzata nell’ambito del Piano Strategico dall’Amministrazione Provinciale, con il sostegno delle Banche di Credito Cooperativo della Marca Trevigiana e la collaborazione di PublicaRes.Swg.

Il lavoro su "La riorganizzazione delle Politiche Attive del Lavoro" ha come punto di partenza la sintesi fotografica dei giovani trevigiani.

“Dall’indagine emerge che i giovani vorrebbero dare un freno agli eccessi della flessibilità.
Mentre, il tema della ‘sicurezza’ del posto di lavoro è indicato tra quelli più sentiti, infatti, per il 57% degli intervistati è importante contare su un reddito mensile fisso”.
“Per il 61% dl campione – soprattutto donne e laureati – la flessibilità lavorativa è funzionale solo alle imprese e produce "precarietà e incertezza".”

Da queste prime note si evince che non c’è una buona conoscenza del mercato del lavoro e di tutti i suoi fattori. Pongo l'accento sulla necessità di accendere dibattiti aperti sui concetti della flessibilità e della precarietà, cercando di inglobarli in un modello economico locale.

“Il 20% dei ragazzi denuncia difficoltà nel poter creare una propria impresa”.

Creare un’impresa non è cosa semplice. Sottovalutare gli aspetti inerenti all’attività d’impresa è un errore che può portare a lacrime amare! La formazione inerente al lavoro o all'imprenditoria, non può diventare ultima ratio!


“sembra che l’alta preparazione scolastica fatichi ancora a trovare la sua utilità locale.
Il lavoro serve – dicono i giovani - a "liberare". Un’occupazione permette la creazione di una propria famiglia e lo sviluppo di progetti personali in cui poter valorizzare competenze, autonomia, professionismo, individualismo e meritocrazia”.

“Secondo i giovani, inoltre, occorre più meritocrazia e meno egualitarismo "cieco". Siamo infatti in una società che non sa premiare chi vuole assumersi dei rischi (71%) perché si è puntato troppo sull’eguaglianza di tutti e non ai meriti dei singoli (62%), una eguaglianza che arriva a inibire e frenare le iniziative individuali (58%).”

L’eccellenza deve essere vista come un’utilità, una opportunità che il territorio può vantare.
La meritocrazia è un concetto da sdoganare per avvicinarlo ad altri valori. L’individualismo non può creare un sistema eccellente.

Roger Abravanel, saggista stimato, spiega bene come la meritocrazia sta diventando un termine molto di moda e il “mal di merito” comincia a essere considerato una delle componenti del malessere dell’Italia.
(link)

La nostra società, rispetto al resto del mondo, non è riuscita mantenere i ritmi imposti dai mercati globali, creando leadership preparate. Dunque, è necessario partire da una formazione di carattere dogmatico (Secondo la definizione di Pierre Hadot).

“…. sentono però anche la fatica della competizione e della gestione della velocità dei mutamenti…”.

“ .. Il 41% dei giovani afferma che sempre più spesso si trova a dover "competere con persone più preparate"; una percentuale simile (il 38%) dice anche di sentire in modo sempre più pressante lo stress prodotto dalla competizione; infine quasi un terzo del campione (30%) avverte una personale inadeguatezza dovuta proprio alla velocità con cui cambiano le coordinate (psicologiche e culturali) del lavoro.”

La meritocrazia impone una costruttiva competizione, ma di questo ne devono essere responsabili gli educatori scolastici.
Si può educare a vincere a tutti i costi e senza scrupoli; oppure a partecipare con una preparazione onesta ed una buona dose di auto stima.
Entrambe tali preparazioni non possono ricevere critiche, ma solo una porterà all’eccellenza.

“….nella ricerca di un’occupazione, la maggioranza dei giovani, sceglie di usare le locuzioni: "accontentarsi" ed "accettare"….”.

Non possiamo sottovalutare che le aspettative sono quelle della famiglia d’origine. Il nucleo familiare vive con apprensione e pessimismo il futuro. Questo, però, è stato il punto di partenza di molti altri giovani, anche nel passato.

Il compito della società, intesa come macchina politico-amministrativa, è anche di apportare le modifiche culturali necessarie ad uno sviluppo.

“…la società locale ed il suo mercato del lavoro, il mondo delle professioni e la e quello imprenditoriale, la formazione (scolastica e non). Potranno i servizi di orientamento, nonché le variabili tecnologiche, organizzative, macroeconomiche, familiari e giuridiche… si riuscirà fare del lavoro uno strumento, non solo di reddito e di "posti" , ma anche di inclusione e di integrazione affidabile, per le generazioni prossime venture?
Molto del futuro della società trevigiana si giocherà su questa capacità davvero strategica che chiede lungimiranza e sapienza politica”.

La risposta a questa domanda è certamente positiva, se tutti gli operatori economici ed istituzionali, saranno improntati alla creazione di una società meritocratica-delle opportunità.

martedì 17 giugno 2008

La riorganizzazione delle Politiche Attive del Lavoro.



"Stage a voucher" è uno studio che spero trovi realizzazione presso l’ente competente, con un obiettivo: la riorganizzazione delle politiche attive del lavoro.
E' noto, che il mercato del lavoro non gode di un momento favorevole e, trovandosi in una fase di profonda trasformazione, non si è dimostrato capace di sollecitare soluzioni a favore dei giovani.
Le nuove generazioni sentono la responsabilità di essere la futura classe dirigente ed imprenditoriale, ma non riescono a trovare una collocazione adeguata alle proprie inclinazioni e capacità, nonché, al proprio percorso scolastico e formativo.

Spesso il giovane, inizia il cammino di ricerca nel mercato del lavoro, senza un'adeguata idea su come valorizzare al meglio le proprie attitudini e competenze.

Spesso il giovane, inizia un percorso di vita senza aver valutato la propria propensione all'imprenditorialità piuttosto che al lavoro dipendente.
Occorre fornire, dunque, ai giovani e a quanti operano professionalmente per aiutarli, analisi di ricerche mirate a capire il sistema-mercato del territorio e le sue potenzialità attuali e future.

Questa operazione deve partire, inoltre, dal superamento del concetto “occupazione”.

Ho raccolto molte testimonianze di stagisti arrabbiati. Non ho avuto il “piacere” di fare tale esperienza gratuitamente. (rinvio ad un blog a me caro, e non solo per le tematiche approfondite dalla sua Autrice http://angelapadrone.blogspot.com/2008/05/stage-utili-o-stage-da-collezione.html )
Il mio stage ..."me lo sono finanziato". Ho creato un piano marketing di un “braccio” d’azienda, che ora commercializza un marchio da me realizzato. Insomma, ho rischiato "di mio".
Questo percorso formativo mi ha permesso di vivere soddisfazioni e delusioni in presa diretta, che si sono aggiunte a quelle della mia vera vocazione: la pratica forense!
Ora cerco di far capire ai giovani, cosa significa l’incertezza di un futuro che si avvicina e la necessità di avere un management “naturale” tale da riuscire a creare e ricreare condizioni di sviluppo nuove e sempre vincenti.

Non possiamo dire ai ragazzi "studiate"!.... così sarete dei precari istruiti, bensì “studiate per essere competenti”!
Tutta la grandezza del lavoro è dentro l'uomo. (Papa Giovanni Paolo II)

domenica 18 maggio 2008

“BAMBOCCIONI” CONTRO FANNULLONI: 1-0



Quali saranno le linee guida del Governo?

Come intende “collaborare” un’opposizione che si fa chiamare “Governo ombra”, se non riconoscendo una bipolarità??

A queste prime curiosità degli elettori i neo- ministri hanno dato delle risposte secche, che speriamo non abbiano solo lo scopo di intimorire.

Banche, Petrolieri ed Assicurazioni, le prime sacche di rendita da ridursi a favore dei cittadini.
Slogan quasi perfetto. Sarebbe meglio tornare, però, sui concetti di: privatizzazioni, liberalizzazioni, e concorrenza, che un poco stridono con “vessazioni”.
In questo momento, purtroppo, il mercato è bloccato da un corporativismo “al rialzo” e questo “meccanismo” impedisce, non solo una libera concorrenza, ma determina un’inefficienza economica che, la neutralità fiscale non guarirà.

Riducendo i confini territoriali, noto un’altra allarmante emergenza. La sacra alleanza tra i partiti, con le loro logiche elettorali e la burocrazia amministrativa, ha portato alla creazione di apparati totalmente inefficaci, improduttivi e da considerarsi il primissimo freno allo sviluppo di tutti i processi di valorizzazione del territorio.

L’ente locale produce due tipologie di costo: costi diretti di attività e costi indiretti, da riferirsi all’inefficienza dovuta alla connivenza tra poteri locali, potere economico finanziario locale e politica.

Altro passo importante, dunque, sarà la riforma dei servizi pubblici locali.

L’Italia ha una p.a. con la più bassa produttività d’Europa!
Questa malattia, però, non è incurabile, basterebbe puntare sul core business.

Quello che mi “intimorisce” veramente, dato che sto cercando una soluzione a questo empasse burocratico-amministrativo, è come riuscire a combinare sviluppo e progresso, da attuarsi nella formazione di primo impatto post scolastico e disinteresse dirigenziale.
Sarà possibile, far sì che la parola “semplificazione”, smetta di essere associata ad un sorrisetto, come accade oggi in qualsiasi pubblico ufficio?

Sono i fannulloni, della macchina amministrativa, gli imputati; che appartengono a ben altra generazione rispetto ai cosiddetti “bamboccioni”!

In Italia si pensa che la cultura sia una “mancanza” degli altri e se quegli altri sono giovani inesperti, impertinenti e “bulli”, il gioco è fatto!!

Oggi, invece, sento parlare di:
_fannulloni a danno dello sviluppo e realtà economica di sprechi;
_formazione ai dirigenti della p.a. per permettere un rinnovo di metodologie;
_riforme che mirano alla valorizzazione dei valori pubblici.

Cosa possiamo raccontare ora a questi giovani??

domenica 11 maggio 2008

"SISTEMA" NORD-EST.



Nessun contemporaneo si è “inventato” teorie economiche applicabili!


Esistono vari approcci possibili allo studio dello sviluppo economico che, fortunatamente non si escludono a vicenda. Quello storico, non mira ad offrire una teoria generale e universalmente applicabile dello sviluppo economico, può invece, a differenza di altri tipi di approccio, illuminare le origini degli attuali livelli ineguali di sviluppo.

Illustrando particolari esempi di crescita e decadenza nel passato, il metodo storico isola gli elementi fondamentali dello sviluppo economico, senza farsi distrarre dagli argomenti relativi all’efficacia o al vantaggio di politiche particolari in rapporto a specifici problemi attuali.

Spesso i politici e i loro comitati di esperti, posti di fronte alla responsabilità di proporre ed applicare politiche di sviluppo, liquidano il contributo storico, osservando che la situazione contemporanea è unica.

Tale atteggiamento rivela quanto sia facile, senza una prospettiva storica, confondere i sintomi di un problema con le sue cause.

Sviluppo economico, significa crescita economica accompagnata da un sostanziale cambiamento strutturale od organizzativo dell’economia, come ad esempio nel passaggio da un’economia locale di sussistenza ai mercati ed al commercio, o nella crescita dell’industria a scapito dell’agricoltura.
Il mutamento strutturale od organizzativo può essere causa della crescita, ma non necessariamente!
Ma la domanda che in quest’introduzione, incuriosisce è semplice, come possiamo rilevare il “progresso”, all’interno di un sistema economico?

Ho fatto questi brevi cenni d’economia, non per annoiare, ma per introdurre un argomento a me caro: “Il sistema nord est”.

Noi, generazione senza identità, popolo di “bamboccioni”, siamo stati accusati di essere la causa diretta del fallimento di un “sistema” che ha un marchio di pura connotazione territoriale, ma che non è mai stato “un modello” da seguire.
Manca la continuità… continuano a sostenere i bamboccioni cinquantenni!


In sostanza, cosa è rimasto del “modello” territoriale nord est?
E L’imprenditorialità? E’ un concetto che dobbiamo imparare a scuola?