G2009 ...INCONTRO DI "PRINCìPI"!
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Oggi, gli Otto paesi più industrializzati - Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Usa, Canada, Giappone e Russia – hanno avviato il loro incontro, nella città colpita dal terremoto del 6 aprile, partendo proprio dallo stato di salute dell'economia.Nell'incontro dello scorso anno in Giappone i problemi circa lo stato etico - finanziario internazionale dell'economia globale, sono stati fortemente sottostimati.
Aquila 2009: ''Siamo impegnati a trattare la dimensione sociale della crisi, ponendo le persone al primo posto”.
L'impatto della crisi economica sui mercato del lavoro può minare la stabilità sociale. Buone politiche macroeconomiche devono essere collegate a politiche sociali e dell'occupazione, che riducono la disoccupazione, rendono possibile un rapido rientro sul mercato del lavoro e impediscono l'esclusione sociale.
Caritas in veritate. E' il testo presentato ieri in Vaticano, con il quale la Chiesa invade un territorio “esclusivo”.
L’Enciclica porta l’attenzione su «i grandi principi che si rivelano indispensabili per costruire lo sviluppo umano dei prossimi anni».
Tra questi, in primo luogo, «L’attenzione alla vita dell’uomo; il rispetto del diritto alla libertà religiosa; il rigetto di una visione prometeica dell’essere umano, che lo ritenga assoluto artefice del proprio destino».
Parlando di «emergenze mondiali» Benedetto XVI, ha detto che «è urgente richiamare l’attenzione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, che investe una parte considerevole dell’umanità». Un dramma da affrontare «con decisione» eliminandone le cause strutturali e «promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri». Una «via solidaristica allo sviluppo dei Paesi più poveri che aiuterà ad elaborare un progetto di soluzione della crisi globale in atto».
La Chiesa approda negli affari complessi della politica internazionale con un’analisi antropologica del sistema economico globale. La sfida, a mio avviso, si ravvisa sul lato comunicativo.
Ciò che funge da catalizzatore all’incalzare di responsabilità sempre più evidenti, come la necessità di sviluppare tecnologie per un’energia pulita e la necessità di porre rimedio ad una povertà manipolata, non è un incontro d’èlite, che si basa su dichiarazioni di principio.
Per Benedetto XVI, programmare «uno sviluppo non viziato dalle disfunzioni e distorsioni oggi ampiamente presenti», esige da parte di tutti «una seria riflessione sul senso stesso dell’economia e sulle sue finalità. L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento. La regola non può essere il solo profitto. Serve recuperare il principio di gratuità e della logica del dono nell’economia di mercato».
Chi avrà il coraggio di analizzare “la logica del dono” in una logica di mercato globale "individualista"?Eppure bisogna trovare il coraggio di superare, non solo l’econometria, ma anche la scienza economica. Uscire dagli schemi conosciuti, per ricreare altri schemi.
Muhammad Yunus ha fatto sua una regola su tutte: la solidarietà, che non educa alla carità, al paternariato, ma ad un'economia della domanda responsabile, tale da immettere un paese in via di sviluppo nei sistemi complessi della globalizzazione.
Yunus è un premio nobel per la pace, non è stato riconosciuto come economista tra i banchieri.
Muhammad Yunus ha creato la Grameen Bank, la prima banca al mondo specializzata nel microcredito.
Sistema grazie al quale finora 100 milioni di poveri (nel sud est asiatico, in America Latina e in Africa) hanno potuto aver accesso al credito. Si stima che a oggi siano stati prestati circa 6 miliardi di dollari, con un tasso di restituzione di circa il 98%.
euronews: “Negli ultimi 15 anni il Bangladesh ha registrato una crescita di circa il 5%. Per la Banca Mondiale rientra nel trend normale dovuto alla liberalizzazione degli scambi commerciali. Non ha fatto alcun cenno al microcredito. Perché? Pensa che il suo sistema sia sottovalutato”.
Mohammad Yunus: “Il calcolo del Pil non prende in considerazione i settori in espansione. Il microcredito è una nuova attività e non è preso in conto per il calcolo del Pil, come invece dovrebbe”.
euronews: “Le differenze culturali possono influenzare lo sviluppo economico?”
Mohammad Yunus: “Possono essere una barriera per lo sviluppo culturale. Ma lo sviluppo economico è un processo di cambiamento, che porta a modificare la cultura stessa. Voglio dire, la cultura è qualcosa che si adatta . Non è una fattore statico ma dinamico”.
euronews: “Parlando della Politica agricola comune lei è stato piuttosto critico. Cosa propone per cambiarla?”
Mohammed Yunus: “Abolirei i sussidi, liberalizzerei il mercato agricolo così che possano arrivare in Europa i prodotti dei paesi in via di sviluppo. Fatto che aiuterebbe quest’ultimi a concentrare molte delle proprie risorse sull’agricolutra”.
euronews: “Perché pensa di aver vinto il Premio Nobel per la Pace e non quello per l’Economia?”
Mohammad Yunus: “Negli ultimi 14, 15 anni hanno continuato a dirmi che avrei vinto il premio Nobel. Alcuni mi dicevano il Nobél per la Pace altri per l’economia. Quando nel 2006 mi dissero che era il Nobel per la Pace sono rimasto molto contento. La Pace nel mondo interessa tutti e tocca tutti da vicino. È un messaggio forte. La Pace è strettamente legata alla povertà, quest’ultima è una minaccia alla pace. Non possiamo pensarla solo in termini militari , di assenza di conflitti. La pace è molto più che questo. È la nostra vita quotidiana. E il fatto che il premio sia stato dato a me, alla Grameen Bank, sottolinea quest’aspetto, che bisogna fare molta attenzione alla povertà”.
Uscire dagli schemi imposti dalla “diplomazia” significa saper affrontare i cambiamenti ("al di là delle foto di gruppo").
Continua...














